PRIMA FERMATA

La povertà delle comunità rurali induce un numero sempre crescente di ragazzi ad abbandonare le famiglie per cercare fortuna nei centri urbani. Un fenomeno dilagante, che coinvolge molti paesi del mondo. Le loro speranze, però, si infrangono sulle strade di città violente e inospitali. In Camerun, il sogno dei ragazzi è di raggiungere la capitale Yaoundé. Una piccola città del nord, Garoua, è la prima tappa del loro viaggio, e molto spesso anche l'ultima. Da Garoua, però, si può prendere anche un'altra strada, sulla quale si incontrano realtà impegnate in interventi educativi e di prevenzione che aiutano i ragazzi a riprendere il viaggio nella giusta direzione e a non lasciarsi travolgere alla prima fermata.

LEGAMI OLTRE LE SBARRE

La mediazione familiare in carcere è una possibilità, uno “strumento” che permette all’intero nucleo familiare del reo di gestire e vivere al meglio i nuovi equilibri che si sono generati dopo la detenzione. Secondo alcuni studi, un recluso che ha conservato i legami familiari rischia in percentuale tre volte meno la recidiva rispetto a un detenuto i cui legami familiari sono stati spezzati. Questo volume intende offrire un modello di presa in carico totale della persona rea, coinvolta in un percorso di reinserimento sociale affettivo e genitoriale. L’ottica è quella di contenere il più possibile le recidive di reato, operando in rete con istituzioni e associazioni. Il progetto Mediamoci, sviluppato in seno all’associazione “Il Girasole” Onlus, è un interessante esempio di questa sinergia. «Questo volume agile, che non tedia e non mira a colpire, contiene tanta vita. Si narra infatti del carcere – non omettendo i suoi aspetti dolorosi e contraddittori – e si racconta di esistenze intricate e sofferenti, si dicono le tappe articolate e le fatiche intense del lavoro relazionale con l’approccio della mediazione familiare.» (Dalla postfazione di Silvia Landra). Prefazione di Luigi Pagano.

ANATOMIA DI UNO STALKING

Lo spunto per la realizzazione di questa ricerca nasce dalla curiosità di conoscere meglio la realtà dello stalking e nell'approfondire un fenomeno sociale relativamente nuovo. Forse fare ciò richiederebbe l'analisi storica della società in cui nasce, la disamina di cambiamenti sociali a livello macro, studi statistici che fotografino il fenomeno nella sua parte visibile: denunce e procedimenti penali, e quella invisibile, casi non denunciati e quindi non censiti. In questo lavoro viene preso in considerazione il fenomeno sociale tramite una modalità di ricerca etnografica con uno stile differente, ponendosi l'obiettivo di analizzare in modo approfondito un territorio di ricerca "micro", spendendosi sul campo e cercare di raccontare le dinamiche più intrinseche fornendo dati precisi e dettagliati per una ricerca ad ampio raggio. Si prende in considerazione un caso di stalking consumatosi in un piccolo paese della provincia del nord indagando da diverse prospettive i fatti, le persone coinvolte, il vissuto del contesto sociale, i meccanismi instauratisi e le risposte legali. Si utilizzeranno, per l'analisi del caso riferimenti di antropologia, sociologia e psicologia che interagendo tra loro ci forniranno un'analisi criminologica dell'evento. Si cercherà di fare un "profiling" della personalità dello stalker che non è generalizzabile a tutti quanti commettono o commetteranno questo tipo di reato, ma che potrà darci almeno dei termini di riferimento rispetto alla personalità criminale.

ANALISI ANTROPOLOGICA DI UN RACCONTO DI VITA

Lo spunto per la realizzazione di questa ricerca nasce dalla curiosità di conoscere meglio la realtà carceraria nella città di M’balmayo in Camerun. Come ogni ricerca, anche questa nasce da un’idea, si sviluppa nella realtà e spesso prende strade diverse rispetto a quella che era l’intenzione iniziale, come dire, sfugge dalle mani del ricercatore perché prende vita propria. Se questo può essere considerato un limite della ricerca sociale perché, per alcuni modi di vedere, manca di quel rigore scientifico tanto invidiato ad altri settori del sapere, da una prospettiva differente può essere considerata la sua forza: indagando realtà sociali ci si confronta con persone che divengono a loro volta, soggetti attivi della ricerca e come tali ne prendono parte costruendola. È indispensabile, in ogni caso, dare alla ricerca sociale un rigore ed un metodo per l’indagine.

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

Uno strumento per sopravvivere

Ognuno di noi vede il mondo dal proprio punto di vista. Affermare ciò vuol dire anche porre le basi del conflitto, infatti, dal momento in cui cerco di imporre o proporre il mio punto di vista confliggo con il punto di vista del mio interlocutore. Nel momento in cui sono parte in causa divento un “negoziatore di realtà”. Molto è stato scritto sulle tecniche di negoziazione, e si suol dire che anche in una negoziazione riuscita devo cedere parte di ciò che vorrei per me. La mediazione famigliare cerca di superare questo stallo della negoziazione (che non è, di per sé un errore, a volte, la negoziazione è inevitabilmente sana e produttiva) cercando una terza via, ossia un superamento dei punti vista creando un percorso che ci faccia interpretare una realtà nuova ricostruendo i parametri del nostro vivere rispetto a un quadro generale diverso e condiviso. Ciò comporta impostare uno stile comunicativo e d’interpretazione della realtà, completamente nuovo e impegnativo. Questo libro si pone l’obiettivo di essere una guida per i mediatori formati, che vogliono riflettere sulla loro professione, e a chi, a questa professione comincia ad affacciarsi.